venerdì 19 settembre 2014

Il Nome della Rosa



Mi trovo ancora a parlare di Cinema, ma questa volta voglio partire dal romanzo celeberrimo di Umberto Eco, cui il film non rende e non può rendere piena giustizia in quanto il romanzo è pregno di riferimenti innumerevoli a storia, filosofia, religione.
Romanzo dalle mille sfaccettature di purezza adamantina, dai sottintesi dati per scontati dalla certezza che il lettore sia a conoscenza della portata del messaggio e che sia intriso e immerso nella coscienza storica del periodo.
Un Medioevo oscuro ai più, illuminato da quelle Fiaccole Ardenti del Sapere che erano i Monasteri, cuore pulsante in un’Occidente devastato e annichilito.
Ventri capienti che tengono in vita Sapere Antico e lo rigenerano perpetuandolo, rifutandosi di espellere alla Luce una Sapienza che i solerti monaci sanno che, uscendo nuda dal Ventre prezioso che la custodisce, verrà violata da mani che “ignorano”.
La ferrea logica di Aristotele guida il Protagonista, frate Guglielmo da Baskerville, alla ricerca di una soluzione non solo e non tanto all’intricato mistero che la Morte precipita sul Monastero, quanto alla ricerca dell’ Approdo finale: il secondo libro di Aristotele sul “Riso Divino” che è il tassello mancante perchè la Logica assurga alla Perfezione. La liceità della Letizia negata al Genere Umano.
Il giovane Adso da Melk che lo accompagna, suo “discepolo”, è la voce della Natura Primordiale che lo chiama ancora ad un passato di “innocenza” da cui la Sapienza lo ha tratto fuori avocandolo a se’ come Mulier Suavis e che non si rivela completamente lasciando l’Amante assetato dell’Amato.
Una sorta di Gilgamesh il buon Frate, che viaggia alla ricerca del Sapere Immortale in compagnia del compagno creato per lui, un “buon selvaggio” che, come Enkidu, verrà “civilizzato” dai piaceri carnali,

Ma troverà Il Serpente, Jorge, nome dal sapore di Contrappasso, il vecchio Monaco cieco negli occhi e ipervedente con altri occhi che trascina la Sapienza nella sua Follia.
E frate Guglielmo perde l’Immortalità non potendosi unire, ad un passo dal toccarla, con l’Amata.
Un’ affresco grandioso il romanzo e altrettanto il film in cui convergono le nevrosi di un’epoca, le contraddizioni, i Lati Oscuri senza i quali la Luce non sarebbe mai riemersa, reso con uno stile accattivante degno di un poliziesco cervellotico in una Babele impazzita prima della Distruzione…
Amara parabola di una Ricerca del Cielo.

“Stat Rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus”.


#nessunoenessuno





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2 commenti:

  1. Una recensione altrettanto accattivante, la tua, Nessi Uno.

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  2. Ho letto il libro due volte, la prima in spagnolo, la seconda in italiano. La mia recensione della lettura in italiano: http://podi-podi.blogspot.com.es/2012/09/il-nome-della-rosa-umberto-eco.html

    podi-.

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